mercoledì 26 giugno 2013

devirilizzazione della liturgia Novus Ordo

C'è un grande articolo di don Richard G. Cipolla sulla "devirilizzazione" della liturgia Novus Ordo:

http://rorate-caeli.blogspot.com/2013/06/the-devirilization-of-liturgy-in-novus.html

che non ho il tempo di tradurre, ma di cui prendo appunti qui sotto.


Il cardinale John C. Heenan, pur non ostile alla Novus Ordo, nel 1967 così si esprimeva:
Da noi, a venire regolarmente a Messa sono non solo donne e bambini, ma anche padri di famiglia e uomini giovani.
Se offrissimo loro il tipo di cerimonia che abbiamo visto ieri [la "Messa Novus Ordo", ndt] presto ci ritroveremmo [nelle parrocchie] un'assemblea composta solo da donne e bambini.

In latino, sia vir che homo significano "uomo". Ma vir riguarda l'uomo... "virile", virtuoso, serio, estraneo al sentimentalismo (attenzione: non al "sentimento", ma al "sentimentalismo"), capace di sacrificarsi, desideroso di darsi una disciplina, di sacrificarsi per un bene più alto, pronto anche al martirio. Per questo il sacerdote non può essere che vir.

Alcune caratteristiche della liturgia Vetus Ordo:
  • La liturgia Vetus Ordo è comunemente definita "austera", "concisa", "nobile", "semplice". In cui non c'è traccia di "sentimentalismo". Il card. Newman diceva che il sentimentalismo è velenoso per la fede: ebbene, la liturgia Vetus Ordo è come una medicina contro quel veleno.
  • Nella liturgia Vetus Ordo il silenzio è "centrale" nel rivolgersi a Dio. Le sue formule liturgiche sono fisse e concise. Mai una parola di troppo. Tra veri amici, ci si capisce anche stando uno di fronte all'altro in silenzio.
  • La liturgia Vetus Ordo è rigorosa, non solo nelle sue "rubriche" ma nella sua essenza. È l'uomo che si piega alla liturgia, non la liturgia che si piega all'inventiva umana. Scegliere di seguire una "regola", una "disciplina", è un atto virile. La liturgia è qualcosa che si riceve, non qualcosa che si crea al momento.
  • La liturgia Vetus Ordo riesce perfino a nobilitare gesti come il bacio (il sacerdote che bacia l'altare, i ministranti che baciano gli oggetti da porgere al sacerdote, eccetera) depurandoli dal sentimentalismo, dall'ambiguità e dalla carica erotica. Facendoli diventare gesti di adorazione. Il bacio si presta all'ambiguità solo in presenza di sentimentalismo.
Ancora d. Cipolla:
Non c'è nulla di più potente per la "devirilizzazione del sacerdote che l'abitudine moderna di celebrare Messa rivolti verso il popolo. Al di là della sua natura non tradizionale, al di là dell'essere fondata su svenevoli e infondati appelli all'antichità (contro tali arcehologismi liturgici si scagliò Pio XII nella Mediator Dei), al di là dell'imposizione forzosa di un terribile equivoco sull'essenza della Messa (ottenendo cioè che l'aspetto secondario di "pasto conviviale" praticamente eliminasse l'aspetto primario del Sacrificio), quest'abitudine di celebrare rivolti al popolo, slegata dalla Tradizione, è stata una delle prime cause della devirilizzazione del sacerdozio.

Durante uno dei miei numerosi viaggi in Italia notavo come molti dei passeggini per bambini fossero costruiti in modo tale che il bambino fosse seduto "di fronte" alla madre che spingeva il passeggino. Questo mi sembrava strano, dato che negli Stati Uniti il bambino siede nella stessa direzione in cui spinge la madre. Quando ho chiesto il perché ad un amica, mi ha detto che ci sono troppe mamme italiane che vogliono tenere continuamente a vista il bambino, in modo da potergli sorridere, parlare in maniera infantile, insomma essere sicure che il legame sia sempre fisso. La classica relazione madre-figlio viene portata in maniera perversa a livelli come questi, viene portata al punto che si pensa che ci sia un continuo bisogno di un contatto visivo tra madre e figlio, a scapito del contatto col mondo esterno che "danneggerebbe" la relazione.

Non pretendo che l'analogia appena descritta sia esatta o completa per spiegare l'orientamento del sacerdote verso il popolo; piuttosto, direi che quell'innovazione radicale nella celebrazione della Messa ha trasformato il ruolo del sacerdote da quello del "padre che offre il sacrificio al Padre" a quello della "mamma" bisognosa di dare contatto visivo, spiegazioni liturgiche e talvolta perfino gesti banali, come se i fedeli fossero bambini, riducendo così il suo ruolo da sacerdote a mamma ansiosa. Questa riduzione dell'assemblea a bambini obbligati a stare di faccia rivolti alla mamma-prete impedisce ai fedeli di vedere "al di là del sacerdote", impedisce di capire che è Dio ad essere adorato nel sacrificio di Cristo.

Per usare un'altra analogia: la celebrazione "di faccia" al popolo è come una recita scolastica dove ognuno ha un ruolo da seguire sotto la direzione del sacerdote-professore-regista che controlla che tutto fili liscio. Questo concetto viene descritto da alcuni liturgisti come "dimensione orizzontale" della liturgia, in opposizione alla dimensione "verticale" che dà il senso di trascendenza. Sono in fin dei conti stupide definizioni che partono dall'errato presupposto che la liturgia sia sotto il controllo del sacerdote e dei ministri e che uno dei loro compiti sia di assicurarsi che entrambe le "dimensioni" siano presenti e in qualche modo bilanciate.

E' chiaro che questo approccio è profondamente opposto al fatto che la liturgia sia un dono ricevuto da Dio e che sia centrata sull'adorazione di Dio attraverso un sacrificio. Le rubriche del Novus Ordo incoraggiano questa visione, che è radicalmente non tradizionale, della liturgia, indebolendo continuamente le istruzioni delle rubriche con espressioni come «o con altre parole», «o in qualche altro modo», «o come da consuetudini del luogo». Al di là di quel romanticheggiante rifarsi alla frase di san Giustino martire sul celebrante che offre la Messa "secondo la sua abilità" (come se questa fosse una frase normativa della liturgia); al di là della discutibile idea di immaginare il sacerdote come capace di attingere dalla Tradizione o dalla propria sensibilità liturgica per supplire a ciò che manca nelle rubriche riguardo a ciò che si deve dire o fare: questa concezione in stile "recita scolastica" rende impossibile celebrare la liturgia nella maniera in cui è stata intesa nella Tradizione. Per la Tradizione la radice del termine "liturgia" riguarda un'adorazione pubblica intesa come un dovere, officium, un dovere certamente basato sull'amore, ma senza dubbio un dovere. E' questo il senso tradizionale di liturgia come officium che si è consolidato ed è diventato visibile ed è stato vissuto nel rito romano tradizionale.

1 commento:

  1. Allego 2 osservazioni ad alcuni punti di traduzione che mi sono stati fatti, avendo copiato l'articolo pubblicato ieri da Muniat Intrantes.

    Se può servire...
    cordialmente


    Anonimo10 agosto 2014 10:55
    occhio al tuo latino arma virumque si traduce le armi e l' uomo - o l' eroe

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    Anonimo10 agosto 2014 11:21
    in persona Verbi facti hominem che latino é? Nella persona del Vebo che è stato fatto l' uomo ? factus è il participio passato di fio che è ANCHE il passivo di facio. Fio è un verbo semideponente della 4. Nel significato di "diventare" è intransitivo e pertanto non ha oggetto (hominem) .Se vuoi dire: nella persona del Verbo che si è fatto uomo o che è diventato uomo, devi dire: in persona Verbi quod homo factum est. ET VERBUM CARO ( e non carnem) factum est. Inoltre come fai a porre un complemento predicativo del soggetto in accusativo? e il complemento predicativo del genitivo (Verbi) non esiste. Se sbaglio correggimi. scusami e ciao

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