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| "...Vedevo satana cadere dal cielo come la folgore..." (Lc 10,18): una folgore preparò il conclave del 2013 (e noi, nel nostro piccolo, ce l'aspettavamo) |
"Il problema della crisi dell'autorità nella Chiesa è un problema teologico, non canonico. A cui si risponde con argomenti teologici, non a colpi di diritto canonico".
https://www.donleonardomariapompei.it/blog/a-proposito-di-presunti-scismi-e
Già, ma quando certi vertici della Chiesa si son messi da soli canonicamente fuori dalla Chiesa, che senso ha continuare a considerarli legittimi e sprecar tempo e risorse per "rispondere" loro?
Non è speculazione. È diritto canonico. E don Pompei - che di diritto ne capisce bene - dovrebbe onestamente porsela la questione dell'invalidità della "rinuncia" di Benedetto XVI.
Perché se la rinuncia è invalida, è invalido anche il conclave che ha eletto Bergoglio, sono invalidi i cardinali creati da Bergoglio, è invalida anche l'elezione di Prevost (poiché eletto da pseudocardinali creati dal Bergoglio).
E se Bergoglio e Prevost sono antipapi, veniamo alleggeriti di una consistente parte del summenzionato "problema teologico".
Significa infatti che robacce come l'Amoris Lætitia non sono addebitabili al successore di Pietro. Significa che l'«arcivescovessa» accolta con tutti gli onori... era stata accolta da un antipapa, non dal successore di Pietro. Significa che la dichiarazione di Abu Dhabi era stata sottoscritta da un antipapa ed elogiata dall'antipapa successivo. E non parliamo di tante nomine discutibili...
Don Pompei dovrebbe sforzarsi di capire che i problemi sono due: uno lo ha correttamente identificato - quello teologico -, l'altro (l'invalidità canonica di Bergoglio e Prevost) si rifiuta di riconoscerlo perché è troppo comodo avere un bersaglio per freccette con le facce di Bergoglio e Prevost.
È come se certi tradizionalisti e conservatori si fossero ingenuamente convinti che per continuare a criticare le storture conciliari sarebbe indispensabile considerare legittimi Bergoglio e Prevost che - guarda caso! - son proprio quelli che hanno dato una grossa accelerazione alla crisi. Sono comodissimi. Il buon Viganò, per esempio, in epoche woytiliana e ratzingeriana (che non erano certo epoche d'oro), mai si sarebbe sognato di teorizzare uno "scisma capitale".
Perfino Socci aveva osato rivelare che già dal 2011 Benedetto XVI aveva ben presente ciò che avrebbe fatto, e che una schiera di "cardinali spergiuri nascosti dietro l'anonimato" gli aveva lanciato già subito dopo l'elezione "il segnale di mollare", e arrivava persino a ipotizzare che si fosse ritirato solo "esteriormente" anziché anche "interiormente".
L'unico svarione è l'ultima riga, dove dà per scontato che Benedetto XVI fosse "d'accordo" col Bergoglio. Nel 2014 nel libro Non è Francesco Socci contemplava l'invalidità del conclave 2013 (il "papocchio") e fino al 2015 "continuò il giallo"... per poi misteriosamente abbandonare la questione perché i più esimi detrattori sostenevano che il libro si basava solo sulle voci circa le irregolarità avvenute durante il conclave.
Riconoscere come antipapi Bergoglio e Prevost non è il frutto di una complicata ricerca. Al contrario. La pistola fumante c'è: Benedetto XVI non ha rinunciato all'«essere» Papa, ma ha solo dichiarato di rinunciare a «fare» il Papa a partire da una certa data.
Tralasciando il fatto che un atto giuridicamente puro (actus legitimus) come la rinuncia al munus petrino non può essere soggetto a una condizione o un termine (altrimenti è invalido), il codice di diritto canonico dice chiaramente che:
- Can. 332 - §2. Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio (munus), si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti.
- Can. 335 - Mentre la Sede romana è vacante o totalmente impedita, non si modifichi nulla nel governo della Chiesa universale; si osservino invece le leggi speciali emanate per tali circostanze.
E la Universi Dominici Gregis dice che:
- 76. Se l'elezione fosse avvenuta altrimenti da come è prescritto nella presente Costituzione o non fossero state osservate le condizioni qui stabilite, l'elezione è per ciò stesso nulla e invalida, senza che intervenga alcuna dichiarazione in proposito e, quindi, essa non conferisce alcun diritto alla persona eletta.
- 77. Stabilisco che le disposizioni concernenti tutto ciò che precede l'elezione del Romano Pontefice e lo svolgimento della medesima, debbano essere osservate integralmente, anche se la vacanza della Sede Apostolica dovesse avvenire per rinuncia del Sommo Pontefice, a norma del can. 332, § 2 del Codice di Diritto Canonico e del can. 44, § 2 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.
Ma Benedetto XVI non ha rinunciato al suo ufficio (munus). Ha dichiarato invece che dopo tot giorni avrebbe rinunciato all'esercitare il suo ufficio (ministerium):
...declaro me ministerio Episcopi Romae, Successoris Sancti Petri... renuntiare...
Ora, per una decisione così importante, sarebbe stato molto più limpido e sicuro dire:
Rinuncio liberamente al munus petrino (cfr. CJC 332 §2).
Benedetto XVI, deliberatamente, ha rinunciato al "ministerium", non al "munus".
E ci permettiamo di sottolineare "deliberatamente" perché di latino ne capiva, di diritto canonico ne capiva, ha detto di aver lungamente preparato quella "rinuncia". Sapeva quel che stava facendo. Dunque quell'invalidità c'è ed è deliberata. Cioè ha uno scopo.
E lo scopo è stato rapidamente raggiunto: è subito passata su tutti i media la notizia "ha rinunciato!", è stato subito convocato un conclave, i cardinali anziché verificare la validità si sono affannati ad eleggere il Bergoglio, senza che nessuno si sforzasse troppo di capire perché quella rinuncia fosse stata al ministerium anziché al munus ("Benedetto XVI ha dichiarato la sua decisione, discostandosi dal dettato codiciale...").
Lo scopo della Declaratio era proprio di consentire ai ribelli di eleggersi il loro antipapa (proprio quello che nel 2005 aveva già preso una quarantina di voti), sotto il quale vaticansecondizzare senza più freno né scrupolo.
Tutti i media a strillare: "ha rinunciato!" Tutti i prelati diretti interessati a commentare: "ha rinunciato, ha rinunciato". E così ci abbiamo creduto persino noi - e per tanti anni - perché sembrava la spiegazione più semplice, perché era troppo comodo dire "fece per viltade il gran rifiuto", perché ne parlavano tutti, perché era su tutti i media, perché di quella dichiarazione ci siamo limitati alla traduzione italiana (che non rispettava il testo originale pronunciato...) fornita dal sito web della Santa Sede, perché la Notizia del Giorno era il "papa" Buonasera - vedansi ad esempio i kattoliconi della spaesata tifoseria papista. Nella foga di proclamarsi fedelissimi al nuovo "papa", ci si preoccupava addirittura di pericoli immaginari (don Amorth: «Papa Luciani ce l'ho qua e non vorrei che il nuovo pontefice facesse la stessa fine»).
E avevamo persino preso poco sul serio ciò che diceva chi aveva capito che qualcosa non quadrava. Ci eravamo abituati a lamentare la bergoglionata del giorno. "Papisti sì, bergogliosi no", tuonava il blog Bergoglionate che successivamente si rinominò "Cronicas de papa Francisco" (forse perché non ne poteva più di sentirsi appioppare l'etichetta di "sedevacantista"?).
Al contrario, per papa Ratzinger, Raffaella allestì letteralmente una dozzina di blog diversi.
Era così bello avere un bersaglio per le freccette con la faccia di El Jesuita, dove fosse facile riconoscere la rivoluzione in corso, e la sua presa (usurpazione) del potere da marzo 2013 in poi.
E per anni e anni ci suonava scandalosamente semplice l'evidenza: che non ci fosse stata una vera abdicazione, e che i cardinali corrotti avessero una fretta del diavolo di eleggersi "uno dei loro". Socci, Viganò e altri, per un breve periodo avevano anche ipotizzato l'invalidità del conclave... per poi "rientrare nei ranghi" perché tutti i notiziari davano per scontato che Bergoglio fosse papa.
Salvo poi scoprire quasi per caso la scandalosamente semplice evidenza: che non aveva rinunciato al munus, ma che quelli che avevano interesse a toglierlo di mezzo hanno finto di credere che fosse una valida abdicazione.
Infine: vista l'impennata "vaticansecondizzatoria" dell'epoca bergoglion-prevostina, ci sarà non solo da spazzar via atti e parole dei due antipapi, ma anche di correggere e ridimensionare il Concilio per evitare che produca nuovamente i suoi "frutti", per evitare di pensare che "la febbre a 42 è un problema ma a 41 non lo è più".
«Benedetto, secondo il Piano B, ha consegnato alla storia e al diritto canonico una rinuncia invalida che ha separato per sempre le linee successorie: una papale la sua, e una antipapale, quella di Bergoglio, come due famiglie, due Dna diversi».
Preti e religiosi costretti al "nascondimento" perché non riconoscono Bergoglio e Prevost come legittimi, possono scrivere al Segretario di Stato ponendo alcuni quesiti per liberare la propria coscienza dal "peso" di non risultare in comunione con "Leone XIV", secondo il modello indicato qui:
https://docs.google.com/document/d/11PM3m-Ksz4U53TqMc_EIEX4zJQ6x98ne
