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| Per non dimenticare: il Corpo del Lascienzah |
La setta di Écône ha malauguratamente esteso la propria influenza su gran parte del tradizionalismo cattolico mediante tutto un ventaglio di testate da essa o subdolamente colonizzate o nascostamente controllate. Anche là dove l’emanazione non è troppo esplicita, però, le idee e la propaganda sono ben riconoscibili – e sono sempre le stesse da cinquant’anni a questa parte, senza variazione alcuna. Ci sono pregevoli siti di orientamento tradizionale che smontano pezzo per pezzo quelle tesi fasulle, ma la verità – proprio come con i modernisti – non “buca” quanto l’inganno. È la potenza mediatica – non il rigore delle argomentazioni – a discernere il vero dal falso e a dirimere le questioni, proprio come nel mondo. Tolta la vernice ideologica, nella sostanza gli atteggiamenti e i procedimenti sono analoghi; cambia soltanto il colore esterno.
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In fondo non è molto diverso il punto di vista di quanti si sono autoeletti depositari delle promesse divine e, per questo, si considerano autorizzati a fare qualsiasi cosa senza rispondere a nessuno dei propri misfatti...
Osservazione 1: mons.Lefebvre vide solo lo sfascio degli anni '80 e l'orrida convocazione interreligiosa di Assisi '86. Non vide Ratzinger in preghiera con l'imam verso la Mecca, non vide il Bergoglio esalare Amoris Laetitia e la dichiarazione di Abu Dhabi, non vide il Prevost accogliere la cosplayer "arcivescovessa" inglese...
Osservazione 2: l'obiezione solitamente mossa a "Elia" riguarda un fatalistico rifugiarsi nel diritto canonico. Ovvero, in ultima analisi, sottovalutare l'eccezionalità della situazione in attesa di un equivalente moderno del concilio di Costanza. Chi oggi dovrebbe far rispettare il diritto canonico, è invece il primo a calpestarlo e a usarlo come maglio contro chi ritiene antipatico. L'ultima chicca riguardo all'eccezionalità della situazione è il fatto che nessuno abbia avuto da ridire che al conclave 2025 entrassero più dei 120 elettori previsti dalla Universi Dominici Gregis. Si può ancora sperare in una soluzione puramente canonica alla crisi?
Osservazione 3: se la FSSPX ha lo stato di necessità, ce l'ha avuto anche la Resistenza di mons.Williamson e potrebbero avercelo (anche solo di convinzione in buona fede) anche altri che finora non hanno ancora proceduto a ordinarsi dei propri "vescovi senza giurisdizione" (per esempio il sinistro SettimanaNews già due anni fa alludeva al fatto che Viganò ordinerà qualche proprio successore). Orbene, prima di attaccare "La Scure" bisognerebbe chiarire se è accettabile, di fronte alla crisi attuale, che chiunque si percepisse in stato di necessità sia legittimato a ordinarsi vescovi. Varrà il "tanto peggio tanto meglio"?
Osservazione 4: la FSSPX ha difeso a spada tratta il Bergoglio (ottenendo il permesso per alcuni sacramenti) e ha deciso nuove ordinazioni solo adesso sotto Prevost (c'è da scommettere che quest'ultimo darà loro un qualche contentino per mantenere l'inclusività del "todos-todos-todos" e cconsolidare la "riserva indiana dei tradizionalisti").
Osservazione 5: vedo un po' di retorica (e di argomenti schivati) nelle risposte "a cura di" un collaboratore di RadioSpada alle famose 10 domande. Per esempio, se un rito è impoverito e mutilato (come il Novus Ordo) il trattarne sempre le particole consacrate come dubbie nasconde qualcosa che non si vuole pubblicamente ammettere. Oppure il tremulo avverbio "principalmente" nella risposta 6 riguardo alla Patente di Tradizionalità che la FSSPX rilascia esclusivamente ai suoi membri...
Citazione dal colloquio fra mons.Lefebvre e Paolo VI dell'11 settembre 1976:
«Forse c’è stato qualcosa di non appropriato nelle mie parole, nei miei scritti; ma non ho voluto mai raggiungere la vostra persona, non ne ho mai avuto l’intenzione… Io non posso comprendere come tutto d’un tratto mi si condanni perché formo preti nell’obbedienza della santa tradizione della santa Chiesa».
«Non è vero. Le è stato detto e scritto tante volte che lei sbagliava e perché sbagliava. Lei non ha voluto mai ascoltare… Lei lo ha detto e lo ha scritto. Sarei un Papa modernista. Applicando un Concilio Ecumenico, io tradirei la Chiesa. Lei comprende che, se fosse così, dovrei dare le dimissioni; ed invitare Lei a prendere il mio posto a dirigere la Chiesa».
Osservazione 6: è praticamente un'accusa di sedevacantismo.
Osservazione 7: non si può negare che Lefebvre avesse ragione nel dire che quel suo "formare preti" (e l'insegnare le cose della fede di sempre) prima andava bene e all'improvviso è diventato "sbagliato".
Continuo a citare:
Lefebvre replica: «Non sono giudicato come dovrei». Montini risponde: «Il Diritto Canonico la giudica. [Intende quello Piano-Benedettino del 1917, ndr] Si è accorto Lei dello scandalo e del male che ha fatto alla Chiesa? Ne è cosciente? Si sentirebbe di andare, così, davanti a Dio? Faccia una diagnosi della situazione, un esame di coscienza e si domandi poi, davanti a Dio: che devo fare?».
L’arcivescovo propone: «A me pare che aprendo un po’ il ventaglio delle possibilità di fare oggi quello che si faceva in passato, tutto si aggiusterebbe...»
[...] Gli risponde Papa Montini: «Ma non è così, di certo, che Lei concorre all’edificazione della Chiesa. Ma è cosciente di quello che fa? È cosciente che va direttamente contro la Chiesa, il Papa, il Concilio Ecumenico? Come può arrogarsi il diritto di giudicare un Concilio? Un Concilio, dopo tutto, i cui atti, in gran parte, sono stati firmati anche da Lei.
Osservazione 8: il ventaglio non si allarga nemmeno di un millimetro e il solo desiderio di allargarlo è un "andare direttamente contro la Chiesa, il Papa, il Concilio Ecumenico".
Osservazione 9: viene un po' disonestamente contestato a Lefebvre l'aver impiegato del tempo per maturare le proprie convinzioni. E comunque nel firmare quegli atti molti non desideravano che le subdole ambiguità divenissero un cavallo di Troia.
Osservazione 10: le scomuniche conciliari sono solo uno strumento di vendetta politica. Infatti nel gennaio 2009 Benedetto XVI revocò la scomunica ai lefebvriani solo perché erano passati "vent'anni dalle ordinazioni", non perché si fossero convertiti al Concilio o almeno pentiti.
