giovedì 23 maggio 2013

una cretina è per sempre

Il miglior articolo sul femminicidio l'ho trovato sul blog di un non cattolico.
Lo cito integralmente qui sotto.

Nota: questo blog non intende "endorsare" le fonti che cita ma solo citare materiale intelligente o comunque utile alla riflessione.




Da qualche giorno vedo diverse email riguardo il solito problema del "femminicidio". DI solito non me ne occupo in questi termini, perche' affermare che uccidere una donna sia piu' grave che uccidere un uomo e' come dire che uccidere un uomo sia MENO grave che uccidere una donna. Si tratta di un'affermazione stupida e illogica. Ma in questi giorni sono accadute cose che hanno richiamato in me ricordi diversi.
La prima domanda che occorre porsi quando si va a vedere il numero di donne uccise da uomini e' che tali uomini siano loro familiari nella stragrande maggioranza dei casi. In questo senso, occorre porsi una domanda: per quale motivo il pericolo arriva dal conosciuto e non dallo sconosciuto?

La logica vorrebbe che si incontri piu' facilmente il pericolo incontrando sconosciuti , o camminando in luoghi sconosciuti, che quando camminiamo in luoghi piu' conosciuti. Se ti imbatti in un pericolo in un luogo sconosciuto sei in una situazione piu' logica di quando ti imbatti in un pericolo in un luogo conosciuto. Per questo cio' che e' sconosciuto fa piu' paura: essenzialmente, associamo alle situazioni sconosciute, ai luoghi mai visti e alle persone mai incontrate prima un livello di pericolo piu' alto.

Se andiamo sul particolare, notiamo due cose:
  • Le donne picchiate o uccise sapevano che quell'uomo era pericoloso.
  • Le donne picchiate o uccise sapevano che in casa correvano pericoli.

Certo la stampa va a nozze con la storia che le vittime avevano denunciato ma la polizia non ci ha fatto nulla. E' come dire che qualcuno ti aggredisce, tu chiami la polizia ma non fuggi. Probabilmente tu chiami la polizia E fuggi. Come si deve fare di fronte ad ogni pericolo.
Cosi' abbiamo DUE domande generiche:
  • Perche' cosi' tante donne non fuggono da compagni violenti?
  • Perche' cosi' tante donna VIVONO con compagni violenti?

Alla prima domanda puoi rispondere solo indagando sui vincoli materiali, quando parliamo della seconda invece il problema e' diverso.

E' diverso perche' sapere che un maschio sia un prepotente, o un violento, non e' questione del senno di poi. E' questione del senno di PRIMA.

Se vado indietro nel tempo, quando ero un pochino un alieno tra i coetanei e certe cose le vedevo "da fuori", posso ragionevolmente dire una cosa: il maschio violento PIACE.

PIACE.

Vado indietro con la memoria al mio liceo. Gli adolescenti sono psicopatici a modo loro, e vivono in tempesta ormonale, ma ricordo i miei compagni di classe con una certa chiarezza. Alcuni erano dei prepotenti rodomonti dai voti pessimi , vestiti alla moda e atteggiamenti che all'epoca erano detti "rambismo". Ma non erano tutti. C'erano il Simone introverso e riflessivo, che reagiva alla forza solo se costretto. C'era il giuseppe grande e grosso , tutto sport e famiglia. Gia' evitavano di litigare con lui perche' era grosso e alto, poi lui se ne stava molto tranquillo a farsi gli affari suoi. C'era il Davide un poco lento ma decisamente una persona innocua. C'era Alberto il secchione, libri e casa. Mai visto litigare.

Poi c'erano quelli che definivamo "i stianaz", in ferrarese per indicare persone rissose, cazzoni violenti, oggi forse diremmo balordi.

Ora, visti da fuori i maschi meno violenti, piu' sensibili, per certi versi visibilmente dolci, per le ragazze erano trasparenti. Trasparenti sul serio. Come se non esistessero. Perche' erano sistematicamente e solo attratte dai peggiori.

Voglio dire, se un tizio ogni santa domenica va a tifare per una squadra che piu' del tifo ha il colera, come il Migliaro, e trova anche il modo di scazzottarsi, e se ne vanta, e io fossi una donna, eviterei a tutti i costi di trovarmi nella stessa stanza con lui. Cioe', tu lo SAI che e' violento. Se un altro tizio opprime e rompe le palle agli altri compagni minacciandoli e tormentandoli, specialmente i piu' deboli, e io fossi una donna, lo eviterei come la peste.

Ma non era proprio quello che ricordo. I piu' ricercati , per tutta l'adolescenza, erano rigorosamente quelli dagli atteggiamenti piu' evidentemente violenti ed aggressivi. C'era solo da scegliere tra altri ragazzi , alcuni anche belli, ma poco aggressivi, poco vistosi, dall'atteggiamento educato e gentile. Ma loro sceglievano altrimenti, TUTTE. Anzi: la cosa era cosi' marcata che anche ragazzi poco adatti al ruolo, cioe' ragazzi che non stavano con la violenza neanche a morire, "facevano gli sboroni", ovvero fingevano di essere violenti, aggressivi e prepotenti al solo scopo di piacere alle ragazze.

Ora, occorre una riflessione su questo.

Che genere di mondo ci aspettiamo, riguardo al "femminicidio", se le ragazze sin da adolescenti preferiscono il maschio piu' violento e trovano letteralmente trasparenti i maschi meno aggressivi? Se passano l'adolescenza a fidanzarsi con teppisti e bulli coi quali - a ragion veduta- dovrebbero temere di rimanere da sole nella stessa stanza, che genere di destino otterranno?

Quando ero in Marina potevo osservare equipaggi piu' corposi di maschi. Se chiudete un centinaio di ventenni in una nave per mesi e poi li rilasciate in una citta', ovviamente usciranno dalla nave col preciso scopo di accoppiarsi. Il problema e': chi ci riesce? Anche in questo caso, ad adolescenza finita, devo dire che la situazione non cambiava molto. Quelli piu' efficaci erano quelli che sorvegliavo per evitare nonnismo, i piu' aggressivi e i piu' violenti. Persone con le quali una donna avrebbe dovuto evitare di avere qualcosa a che fare, erano invece i piu' richiesti. Giravo per la citta' e incontravo i marinai piu' scolarizzati, meno aggressivi e piu' giudiziosi insieme a farsi le pizze o in giro per cinema, o in giro per la citta' , di solito non accompagnati, e i "peggiori" sempre con la loro "preda" a fianco.

Anche i ricordi universitari, e anche quelli che ho avendo fatto il buttafuori in alcune discoteche per pagarmi gli studi, non sono differenti. I problematici erano quelli preferiti dalle ragazze.

Ho visto cambiare questo atteggiamento attorno ai 30/35+ anni quando improvvisamente le poche donne rimaste libere sembravano allora preferire i maschi MENO aggressivi, ma c'era da dire che quasi tutti i maschi (specialmente i piu' aggressivi) erano gia' accasati, e se facciamo una classifica, si erano presi le ragazze piu' "gettonate" . Interessante, perche' se questo e' il risultato di una selezione, otteniamo qualcosa come l'elemento alfa di un branco di lupi che si accoppia solo con l'elemento alfa di un branco di lupe.

Sembra sensato, almeno per i lupi , ma il punto e' che l'elemento alfa del branco umano viene misurato -e preferito - per la sua violenza, prepotenza, agressivita'. Se ha senso per una lupa stare con il maschio che picchia tutti gli altri, NON ha affatto senso per una donna stare con l'uomo che aggredisce fisicamente e picchia tutti gli altri -ammesso che non sia in carcere.

Il "femminicidio" domestico e' il risultato OVVIO di una societa' ove le ragazze PREFERISCONO sin dall'infanzia il maschio piu' violento, piu' prepotente e piu' aggressivo. Una dinamica simile non puo' produrre altro.

Questi maschi non vengono evitati, discriminati o guardati con paura, come sarebbe logico fare. Sono addirittura PREFERITI agli altri.

Mi focalizzo su questo punto perche' e' il punto focale. Un tizio stupido e aggressivo ha MOLTE piu' possibilita' di trovare la ragazza dei suoi sogni per almeno tutta l'adolescenza e deve comunque lottare sino ai 30 anni. Almeno la componente delle coppie che si formano in giovane eta' e' fatta da questi elementi. Quando si arriva alla violenza, queste donne - che quasi sempre si sono sposate giovani : consideriamola prova a fortiori - non possono dire di non sapere che il compagno non fosse aggressivo e violento. Lo hanno scelto per questo.

A quel punto arriva il problema della naming convention. Ovvero del rinominare qualcosa.

Facciamo un esempio stupido. Quando ero giovane e molto testosteronico un ratto di fiume uccise uno dei miei gatti. Un giorno vidi un rattone (che io supponevo essere il colpevole) entrare nella "bugadara", una specie di lavanderia. Poiche' era semivuota e non c'erano nascondigli, presi un grosso bastone ed entrai. La topazza si mise a saltare e a stidere, e per pura fortuna riuscii a colpirla tipo baseball. Poi la finii al suolo.Poi andai da mio padre a vantarmene ma lui anziche' i complimenti mi fece un ronzatone violentissimo, dal momento che ero stato un idiota a chiudermi in una stanza con una bestiaccia cosi' forte e pericolosa e piena di leptospirosi.

Ora, immaginate che io avessi risposto : "ma quando sono con la pantegana mi sento sicuro!". Che e' la tipica risposta della cretina quando vi dice che ha scelto un idiota perche' e' forte e violento. Ovviamente c'e' un errore di fondo, ovvero il fatto che la pantegana non intende affatto proteggermi come la cretina suppone che il suo ragazzo faccia. La pantegana mi mordera' e mi attacchera' la leptospirosi. Allo stesso modo, se ti metti con un bullo chauvinista e facinoroso, nel lungo termine prima o poi iniziera' a menarti.

Qui c'e' il primo problema di nomenclatura, ovvero il fatto che la parola "sicurezza" viene piazzata a sproposito con un ragionamento del cazzo al preciso scopo di entrare nella stessa stanza con qualcuno che ti fara' del male.

Adesso andiamo alla seocnda fase. Ti sei messa col toro incazzato e vola la prima sberla. Il suggerimento sarebbe quello di fuggire ed in fretta.

Ma qui abbiamo il secondo stravolgimento dei termini. Per esempio, una cretina recentemente pestata dal moroso (e finita in ospedale per questo) ha appena "perdonato" il fidannzato violento. Se lo chiamiamo perdono e' facile vederlo come atto meritorio, quasi. Ma occorre dargli il nome corretto: la situazione per la quale un tizio ti picchia e tu non provi nessuno dei sentimenti legati all'inimicizia che l'atto implica non si chiama "perdono". Si chiama "atto di sottomissione".

Se io stramino di mazzate un tizio, e gli chiedo "hai qualche problema, pezzo di merda?" e lui mi dice "no, va bene, chiudiamola qui, senza rancore" non si parla di perdono: si chiama resa. Lui e' alla mia merce'. Io sono piu' forte, lo domino, e siccome per scelta non propaga il conflitto e si prende i danni, e' stato SOTTOMESSO. Fine.

Cosa succede quando io sottometto qualcuno, lo stramino di mazzate e quello mi dice che non ne nasce alcun odio o alcun conflitto, ovvero quando si arrende? Che messaggio mi da'? Mi da' un messaggio semplice semplice: "resa incondizionata". Posso disporre di lui come cazzo voglio, perche' l'ho sconfitto, abbattuto, e non ha nemmeno le forze per un sentimento di ostilita'.

Ora, come si chiama questa sottomissione, questa resa senza condizioni, questa volontaria subordinazione vessatoria nel linguaggio della cretina? Si chiama "ma io lo amoOOO!". Oppure, se preferite "io lo perdono"., o entrambe le cose.

Basta cambiare nome al concetto, e via: i nazisti perdonarono i sovietici che invasero Berlino, isn't it? Specialmente perche' erano appesi per il collo ad un ramo, ma dal punto di vista femminile questo e' amore.

Cosi', ho le idee molto chiare a riguardo: se esistesse quella che chiamo una "sana educazione al vaffanculo" e una certa "conoscenza del maschio", i bulletti aggressivi non vedrebbero toccherebbero una donna dai 14 anni sino alla morte, invece di essere al top dei piu' richiesti.

Il problema del "femminicidio" nasce da un preciso ordine nelle preferenze sociali, che inizia sin dall'adolescenza e si perpetua all'eta' adulta. Il problema si divide in due parti:
  1. Il maschio piu' aggressivo, violento e prepotente e' il preferito rispetto ai maschi magari piu' riflessivi, piu' gentili , piu' educati e piu' dolci, che sono invece disprezzati.
  2. Una volta conosciuto e approcciato il maschio peggiore possibile, anziche' fuggire dalla loro violnza queste donne si SOTTOMETTONO, rendendo pagante la violenza stessa, travestendo la sottomissione da "amore", "perdono" e non so che altro.
Non mi si dica che sia possibile "cambiare la cultura maschile" in queste condizioni. Finche' il maschio aggressivo, violento e prepotente e' preferito agli altri, che sono quasi invisibili per le coetanee, tutti faranno a gara per essere peggiori possibile.

Una sana educazione al vaffanculo , che lasci a secco i violenti (che sono perfettamente riconoscibili sin da adolescenti) , invertirebbe i termini della gara e sarebbero semmai i violenti a doversi mascherare e sembrare poi gentili. Il che presenta sempre un pericolo, ma almeno NON LO MOLTIPLICA.

Se uno vi ha fatto credere di essere gentile ed educato e poi e' un porco violento, siete state ingannate. Capita. Se lo mandate affanculo appena si manifesta, ha avuto giusto una chance e l'ha gettata via. Ma se lo scegliete per quanto e' "gangsta", e in seguito per quanto "vi fa sentire sicure" , cioe' per quanto e' violento e aggressivo, poi se vi mena , e voi lo perdonate pure, non dovete cacare il cazzo: non siete vittime, siete martiri volontarie.

Le martiri di una stupidita' che chiama "amore" o "perdono" la sottomissione.

In fondo, la morale e' sempre quella.

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