venerdì 11 gennaio 2013

Twitter, Facebook, eccetera

Cosa hanno in comune tutti questi benefattori dell'umanità che creano servizi internet gratuiti per farci messaggiare e divertire?

Ecco:
...immaginate qualcuno che con la scusa di offrirvi la possibilità di scambiarvi opinioni, idee, storie (in un mondo sempre più isolato ed egoista), vi faccia entrare in un grande stadio chiedendovi solo di registrarvi e di fornire le vostre identità. Per qualche anno vi abitua a incontrarvi sempre lì, ormai lo stadio fa parte del vostro modo di vivere, non potete fare a meno di ritrovarvi lì. Poi un giorno cominciate a vedere che qualcuno sta installando un maxischermo al centro dello stadio. Non ci fate caso e continuate a scambiare le vostre informazioni.

Un altro giorno scoprite che proprio sotto le vostre poltrone ci sono dei microfoni che registrano quanto affermate (le parole che usate di più, le persone con cui più facilmente vi relazionate, i vostri gusti insomma); paradossalmente pensate si tratti di un metodo per scongiurare eventuali intrusioni nei vostri affari e ignorate quest'altro segno. Dopo 5-6 anni, quando lo stadio è diventato la vostra casa perché la vita perde significato rispetto a questo luogo di scambio costante, compulsivo di parole, immagini, sensazioni, ecco che dal maxischermo cominciano a bombardarvi di pubblicità. Ed è come se ciascuno di voi riceva una pubblicità su misura. Per un attimo vi fermate a pensare: ma mi staranno usando? Forse sono diventato uno strumento di consumo? Forse sono stato attirato in una trappola per spendere il denaro che si va sempre più assottigliando nelle mie tasche? Il vostro vicino vi darà una scrollatina... no, i gestori dello stadio sono dei benefattori, sono circondato da amici, è troppo bello! Intanto qualcuno se ne starà disteso sul suo Panfilo a leggere il Corano, batterà le mani e arriverà un servo in livrea: "Portami altro succo d'arancia, subito!".

Il resto della questione è descritta in quest'articolo:

http://fidesetforma.blogspot.it/2012/12/il-papa-su-twitter-e-la-teologia-del.html

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