giovedì 20 dicembre 2012

omoeresia! la "mafia lavanda", cioè il nubifrocio universale

Don Dariusz Oko, sacerdote cattolico polacco, si scaglia contro i gay che condizionano la vita della Chiesa:

http://lanuovabq.it/it/articoli-una-lobby-gay-condiziona-la-chiesa-5439.htm


Don Ariel Levi di Gualdo:

http://www.pontifex.roma.it/index.php/libri/35-libri-cattolici/12122-e-satana-si-fece-trino-un-libro-denuncia-sullomosessualizzazione-della-qchiesaq-di-un-sacerdote-di-roma


«Se davvero vogliamo affrontare questo problema drammatico, dobbiamo partire da un triste dato di fatto: oggi, all’interno del clero secolare e religioso maschile, il numero degli omosessuali è spaventosamente alto e si divide tra gay praticanti e gay repressi; i secondi più attivi dei primi nell’esercizio della loro logorante omosessualità psicologica. Gli omosessuali per carattere psichico repressi nel corpo, sono di gran lunga peggiori di coloro che praticano l’omosessualità fisica, causando da sempre all’interno della Chiesa dei danni talora enormi talora irreparabili, puntando sempre e di rigore a piazzarsi nei posti più alti e nei ruoli-chiave di governo, per meglio rafforzare una lobby molto potente e solidale al suo interno, retta su criteri pornocratici». (Cit. pag, 207).

«Non ci si può mettere in pace la coscienza limitandosi a pubblici e severi proclami, se poi nei fatti i preti gay aumentano in proporzione alla presenza di vescovi che ragionano con una psicologia omosessuale latente. O per dirla cruda: alcuni seminaristi che tra gli anni settanta e gli anni ottanta capeggiavano all’interno dei seminari la pia confraternita, oggi sono vescovi, ed appena divenuti tali, per prima cosa si sono circondati di soggetti affini, piazzati sempre e di rigore in tutti i posti chiave delle diocesi, seminari inclusi, proteggendosi e riproducendosi tra di loro» (cit. pag. 215).

Nella Chiesa, pare essere scoppiato una sorta di … «nubifrocio universale», spiegando a tal proposito: « In questa nuova dimensione ecclesiale de-virilizzata, pare talvolta che nella Chiesa sia scoppiato una sorta di nubifrocio universale, capitanato da un agguerrito esercito di monsignorini in carriera, amici degli amici degli amici… che ancora non sono stati sbattuti fuori dalla curia romana e che anzi, al suo interno, sembrano proliferare per i buoni uffici di amici degli amici degli amici, allontanando o tenendo spesso lontano tutto ciò che di puro potrebbe entrarvi » (cit. pag. 205).

Poche righe appreso prosegue scrivendo: « il vescovo, soprattutto, è chiamato a governare la sua Chiesa, prima che esserne “rappresentante” religioso, mero amministratore delegato, o peggio curatore fallimentare. Oggi si è smarrita la figura pastorale e spirituale del padre apostolico che regge la famiglia, garantendo la protezione e l’educazione dei figli e facendo sentire all’occorrenza anche il morso dell’autorità e della disciplina. Perdere tutto questo, vuol dire smarrire il senso spirituale e pastorale dell’episcopato nella Chiesa. Nelle sue più importanti azioni liturgiche il vescovo è chiamato a procedere con la verga, il bastone pastorale, che è segno del suo governo spirituale e della sua virilità cristiana e psicologica. A maggior ragione oggi viene da arrossire d’imbarazzo, quando certi cerimonieri estetici ricoprono i poveri vescovi con cascate di trine e merletti, che rammentano più le ammalianti biancherie intime femminile anziché i paramenti dei maschi Padri della Chiesa» (cit. pag. 206).

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