martedì 25 agosto 2026

l'elefante nel presbiterio: quella sede impedita - e i "riconoscenti e resistenti"

L'elefante nella stanza nel presbiterio: ciò che anche i tradizionalisti duri e puri si sforzano di non vedere, pur magari già convinti che una sorta di setta gnostico-massonica abbia soggiogato i piani alti della gerarchia.

Ricordate quando ci appioppavano l'etichetta di "tradiprotestanti"? E tutta quella retorica sul "rifiutare di sottomettersi al Papa" scagliata contro chiunque facesse notare una qualsiasi sbavatura conciliare?

Evidentemente ha fatto effetto, perché il terrore ancestrale di certi cattolici è l'essere chiamati "sedevacantisti" (le bordate arrivano perfino "da destra": cfr. il recente articolo di Radical Fidelity"a parlare di errori dei papi e del concilio siete di fatto sedevacantisti").

Risultato: il Nuovo Galateo dei simpatizzanti della Tradizione prevede di "riconoscere [gli antipapi] e resistere [cioè lamentarsi su internet]". La Pachamama, l'«arcivescovessa», le "accolitesse", sì, sì, dai, su, tanto peggio tanto meglio: e tutto finisce lì, dimenticato nelle "pagine precedenti" di blog e social, senza ulteriore risultato. Par di sentirli: "ehi, gente, io però mi son lamentato, io, eh! ho dunque ottemperato al mio dovere di riconoscente e resistente".

Questa gabbia mentale è tale da aver indotto i più a confondere i fatti con le congetture. Esempio: è un fatto che Benedetto XVI abbia materialmente detto "commissum", è una congettura dire che in quel momento si è sbagliato perché era vecchio, emozionato, confuso, tedesco. (Questo implica che va drasticamente ridimensionato qualsiasi intervento che dava per esatta la versione ufficiale, quella col comodo "commisso").

La gabbia mentale è tale che anche nomi di alto livello hanno preferito disinteressarsi delle numerose sbavature della presunta "rinuncia" di Benedetto XVI e delle enormi conseguenze (per esempio: Viganò convinto che non solo Bergoglio non volesse davvero essere sommo pontefice ma anche che il conclave del 2013 fosse invalido... e però poi nel 2026 Viganò chiede -peraltro inutilmente- udienza a Prevost, come se magicamente un conclave fatto da pseudocardinali bergoglioni eleggesse lecitamente il Prevost, che si premurerà poi di lodare spesso il Bergoglio e di non correggerne le vaccate) o addirittura ridicolizzare la questione (come hanno fatto Livio Stalin Fanzaga e altri, ognuno sgangheratamente a modo suo) o arbitrariamente ignorarla (come hanno fatto i vari Viglione, Gnerre, ecc., e perfino i vertici della FSSPX, a cui non mancavano certo cervelli ben collaudati).

riconoscenti e resistenti avrebbero come minimo dovuto essere stuzzicati a studiarsi la Magna Quaestio quantomeno per la ghiotta possibilità di spazzar via tutte le vergogne bergoglian-prevostiane. Immaginate ad esempio il sollievo spirituale del riconoscere che robe come la Pachamama, la lavanda dei piedi alla carcerata musulmana, l'incontro-sviolinata fra Prevost e l'«arcivescovessa», non siano addebitabili al successore di Pietro, non siano macchie nella storia della Chiesa. O che per robacce come l'Amoris Laetitia e la Fiducia Supplicans non occorra più sperare in acrobatiche (e probabilmente incomplete) correzioni future.
E però guai a tentar di uscire dalla gabbia mentale, guai! Ti chiamerebbero "sedevacantista" proprio mentre la sede... è stata occupata da due antipapi?

E no, il lamentare che certi sostenitori della tesi son poi partiti per la tangente (Bugnolo, Minutella...) non rende meno valida la tesi. Non è che se Hitler dice che 2+2 fa 4, all'improvviso occorra prendere le distanze dalla matematica.

L'esposto del Cionci è in esame da due anni dal procuratore di giustizia vaticano Diddi (e un qualche primo risultato non sembra essere troppo lontano) e la notizia del procedimento inizia a diffondersi - è stata ad esempio menzionata anche su LifeSiteNews (i cui articoli sono stati spesso tradotti nella blogosfera cattolica italiana). Cionci non è stato il primo ad aprire la Magna Quaestio (e nel corso degli anni ha corretto qualche dettaglio); è stato, però, quello che ha presentato un esposto ben documentato (che non ha scritto da solo), oltre a portarla a conoscenza del pubblico con articoli e conferenze e libri. Gli si può al massimo contestare lo stile comunicativo un po' ruspante, non i fatti che ha elencato. E se una tesi ha cento prove a sostegno, e le novanta più importanti non possono essere onestamente smentite, indovinate quale è la conclusione.

riconoscenti e resistenti hanno anche un altro incubo: temono che occuparsi della questione implichi il porre in secondo piano la patologica foga del vaticansecondismo (manifestata dallo stesso Ratzinger), come se in mancanza di Bergoglio e Prevost non potessero più continuare a lamentare i danni fatti dal Concilio e dai suoi fautori, come se avessero bisogno del "tanto peggio tanto meglio".

L'ignoranza resta uno dei freni fondamentali. Dai media siamo stati per anni bombardati di elucubrazioni sul monstrum canonico di "papa emerito", sui contatti fra Bergoglio e Ratzinger,  sull'equivalenza fra munus e ministerium (nessuno a chiedersi come mai nella Declaratio non fosse stato enormemente più facile seguire il canone 332 usando l'inequivocabile termine "munus"). "Il Papa è uno solo", ripeté per anni Benedetto XVI parlando di sé stesso (ma per certi cattolici era molto più facile criticare Bergoglio che chiedersi se la "rinuncia" fosse davvero una rinuncia). Perfino il sottoscritto motteggiava quelli che sospiravano "il mio Papa è Benedetto" (in quanto la loro posizione pareva troppo un "cuoricini e sospiri", pareva troppo un autoconsolarsi temporaneo, e infatti all'arrivo della mozzetta rossa di Prevost si sono praticamente eclissati).

Per tantissimi anni il dibattito verteva sulle bergogliate anziché sulla legittimità perché di fronte alla catastrofe speravamo di veder presto chiuso il vergognoso interregno bergogliano e di tornare a una qualche "normalità", una qualche correzione di rotta, a cui finora il Prevost non ha messo mano - anzi, prosegue (sia pure con un pizzico di moderazione) il "programma" impostato dal Bergoglio. Avevamo colpevolmente messo da parte l'ipotesi di una rinuncia invalida (e dei suoi motivi) perché era tremendamente più facile commentare la vergognosa cronaca ecclesiale che riflettere su una questione che "tutti" sembravano aver già sepolto, riflettere su "quisquilie" come la cronologia esatta degli eventi, "hora vigesima", convocazione del conclave, eccetera, tali da non farci neppure prendere in considerazione che:

  1. che non si è trattato di un'abdicazione ma di qualcosa di diverso;
  2. che nei primi tempi e di primo acchito doveva sembrare un'abdicazione, affinché certuni approfittandosene si ponessero volontariamente di fatto e di diritto fuori dalla Chiesa;
  3. che quel "qualcosa di diverso" fosse ritenuto da Benedetto XVI la "meno peggior strada percorribile" per affrontare un cancro spirituale già in metastasi;
  4. che quel "qualcosa di diverso" consistesse nell'accettare liberamente di finire in sede impedita e di non poterlo rivelare (altrimenti non sarebbe stata più sede impedita, in quanto libero di parlare), sebbene le affermazioni in tema fatte successivamente (in "restrizione mentale larga") siano interpretabili anche a sostegno del "qualcosa di diverso" (ad esempio: quando il "Papa emerito" ha detto che «il Papa è uno solo», perché non ha mai precisato che sarebbe il Bergoglio?).

La "bomba ad orologeria", impensabile per tanti tradizionalisti, è che persino un sostenitore del Concilio come Benedetto XVI potesse voler fermare la presa di potere di molto più facinorosi sostenitori.

Ma finora il dibattito sulla crisi nella Chiesa sembra implicare che pur di criticare il cancro del vaticansecondismo dovremmo considerare quisquilie le numerose stranezze relative alla "rinuncia" e ai due conclavi successivi, solo perché è gratificante poter ricordare che l'onore dato alla Pachamama nel 2019 è figlio della convocazione woytiliana di Assisi '86, solo perché costa fatica ammettere che un Papa senza ministerium ma col solo munus, è letteralmente la definizione di "sede impedita" (e se si fosse "autoimpedito" volontariamente... sarà mica perché i "lupi" erano già in grado di dare il pontificato a qualcuno dei loro?).


Riepilogando, con una rinuncia invalida a febbraio 2013 ci sono alcune conseguenze, tra cui:

  1. il conclave del 2013 non è stato convocato a sede vacante;
  2. Bergoglio non è stato Papa (e comunque: avrà mai voluto davvero esserlo? cfr. ad es. il J'accuse di Viganò);
  3. quelli creati da Bergoglio non sono cardinali;
  4. la sede è vacante solo dopo il 31 dicembre 2022 (dalla morte di Benedetto XVI) ma Prevost, essendo stato eletto da tali pseudocardinali, non è Papa (cfr. anche l'autoapprovazione a non rispettare il numero massimo di 120 elettori); intanto, da vari fattori, è decisamente improbabile che Bergoglio e Prevost abbiano in buona fede creduto di essere legittimi papi (tanto più essendo a conoscenza dell'esposto di cui sopra);
  5. occorre un nuovo conclave con la trentina di cardinali di nomina pre-bergogliana (devono prendere iniziativa) per eleggere il legittimo successore di Benedetto XVI (che dovrà anzitutto dare un colpo di spugna ufficiale e qualche sanatoria);
  6. è ridicolo - ancor prima che pericoloso - voler affidarsi ad antipapi (o anche soltanto a papi dubbi) per implorare soluzioni allo sfascio conciliare;
  7. se quei due sono antipapi, i loro gesti e le loro parole - specialmente Pachamama, «arcivescovessa», insulti ai cattolici, Amoris Laetitia, sinodalismo, "chi sono io per giudicare", ecc. - non sono addebitabili al papato;
  8. tutto questo tenendo presente che nell'ufficializzare il tutto qualcosa andrò storto perché non accetteranno mica di mollare l'osso (e renderanno ancor meno agevole la vita a chi nutrisse dubbi sulla legittimità della linea Bergoglio-Prevost).

Che senso aveva per Benedetto XVI escogitare il trucco della rinuncia invalida?

  • lo scopo era di indurre i "lupi" ad eleggersi un antipapa e a mostrare da che parte stanno (la maggioranza dei cattolici evidentemente non ha ancora compreso che tali "lupi" hanno colonizzato la gerarchia e la tengono sotto scacco, e si sforza di banalizzare o non pensare allo scempio in corso);
  • a Benedetto XVI non sarebbe certo bastato distribuire un po' di proclami e scomuniche (e non gli sarebbe stato molto salutare...);
  • evidentemente non vedeva alternative, ad eccezione del fuggire "per paura, davanti ai lupi";
  • la questione del "commissum" sembra alludere a gravi pressioni subìte da Ratzinger già dal conclave del 2005.

Raccontino: i nipoti hanno sempre criticato il nonno perché è un dissoluto ed è pure juventino. Il nonno muore. Il testamento olografo contiene delle parole con grafia incerta. Sembra lasciare tutti gli averi alla badante. Qualcuno dice ai sullodati nipoti: "ma non vi pare sospetto? ma perché non impugnate il testamento per verificare se davvero intendeva lasciare tutto alla badante?" E i nipoti: "eh no, ma dai, perché ti preoccupi di queste cose? sai, era un dissoluto, e pure juventino, e lo era pure suo padre..."

Per chi non avesse capito il raccontino:

Benedetto XVI fa "testamento" e inserisce di proposito delle sottigliezze che, quando scoperte, fanno emergere che la "badante" (mafia di San Gallo, massoni e "lupi" vari, ecc.) è pronta ad usurpare il soglio. Avendo un esercito di "badanti" a controllarlo in ogni momento - anche quando scriveva -, aveva a disposizione solo quel trucco (per quanto suoni "fantascientifico"): pubblicare una decisio sotto forma di dichiarazione di rinuncia... al ministerium anziché al munus... e lasciando uscire allo scoperto gli usurpatori, che costituissero un antipapa e andassero avanti sempre più a carte scoperte, il tutto in attesa che qualcuno in futuro impugni il testo e, ripulendolo dalle correzioni di comodo (apportate da Bertone e Gloder), deduca quali erano le intenzioni di papa Ratzinger nel 2013 e tragga le logiche e canoniche conseguenze.

Moltissimi hanno un insano terrore di scoprire di essersi sbagliati, cioè di aver riconosciuto Bergoglio come Papa e di aver amato e pregato per Prevost. Temono (di fronte ad una platea per lo più immaginaria) di sembrare incoerenti. O di sembrare quelli che hanno creduto al lavoro d'indagine (e di denuncia) di un singolo giornalista semisconosciuto (che però ha presentato un esposto ben documentato, altrimenti non sarebbe partita l'istruttoria) mentre tutti i VIP dell'arena cattolica lo ignoravano (e mentre nessun prelato di nomina bergogliana o prevostiana ha avuto ripensamenti).

Altri hanno il terrore che l'immagine pubblica della Chiesa ne esca devastata ("ma come, c'era un golpe in atto e non se n'è accorto nessuno? allora stabilisco subito che non può e non deve essere credibile").

Altri, poi, sono così tonti da credere che l'affrontare la questione scalfisca tutto ciò che hanno sempre detto e professato sulla Tradizione:

  • come se la Tradizione potesse rinascere tenendoci degli antipapi e sperando di ottenere da loro almeno il contentino temporaneo del Summorum Pontificum, lasciando poi mano libera a chi riceve con tutti gli onori l'«arcivescovessa» (e chissà che altre sorpresacce stanno per arrivarci), dimenticando che un "papa Francesco I" era già profetizzato da Pannella durante il conclave 2005 (preveggente, nevvero?)...
  • come se il riconoscere che vi sono stati due antipapi impedisca di criticare le vaccate dette e fatte da Giovanni XXIII a Benedetto XVI... come se certuni avessero bisogno della "validità" delle bergogliate per poter puntare il dito sui problemi creati dal Concilio e dai suoi credenti...
  • come se avessero timore di venir equiparati alle anime pie e sospiranti che per un po' hanno (inutilmente) ripetuto "il mio Papa è Benedetto" (e che ora non se le caga più nessuno). All'improvviso la mozzetta prevostiana le ha messe a tacere, poco importa che già un attimo dopo abbia elogiato il Bergoglio e proseguito come un treno in corsa nel solco della "sinodalità"...
  • come se tutte le stranezze intermedie (il conclave 2025 con più di 130 elettori, la rinuncia al "ministerium" anziché al "munus" come previsto dal canone 332, ecc.) potessero essere seppellite da un "ma dai, ma che esagerato, ma cosa vai a rivangare, ma quelle son quisquilie, e il nonno era juventino!".

Nel nostro piccolo anche noi ci chiediamo perché mai sia così "vietato" l'argomento nel dibattito cattolico:

"è come se dicessero che a Chernobyl ci sono pesci mutanti a tre occhi, cervi albini, piante che hanno mutato forma, rovine di una zona abbandonata... ed evitassero in ogni modo di parlare del disastro del reattore nucleare di Chernobyl".

Provate a immaginare di dire a un cattolico di cent'anni fa: "ad ogni nuova esternazione/attività del Papa e della gerarchia, siamo sul chi va là, come se la Pastor Æternus si applicasse a singhiozzo (sempre più rari singhiozzi)". Lo eravate con la stessa intensità anche nei pontificati wojtyłiano e ratzingeriano? E come vi giustifichereste per essere ancora riconoscenti e resistenti alla linea antipapale inaugurata dal Bergoglio?

A Dio piacendo, si finirà pubblicamente a riconoscere lo scisma già in atto dal 2013:

  • da un lato quelli del tutto va ben madama la marchesa, che si tengono stretti la linea Bergoglion-Prevostiana, con tutti gli annessi e connessi di Pachamama e Sinodalismi e boiate varie, magari perfino speranzosi che in futuro qualcosina possa migliorare, e non religiosamente ossequiosi della volontà e dell'intelletto di ogni "novità" dai vertici...
  • e dall'altro lato quelli che riconoscendo il golpe non trovavano motivo di far finta di niente.