sabato 22 agosto 2026

notizie varie

Ohibò, perfino diversi vescovi credenti nel Concilio si accorgono che la “nuova sinodalità” è «negativa per la Chiesa e dannosa per la salvezza delle anime».

E allora come mai continua a cavalcare sotto le insegne del Prevost? Sarà mica che anche quest'ultimo fa parte del "partito" che volendo straziare la dottrina lo fa attraverso la prassi (pastorale)? Ohibò, ohibò: la Nuova BQ si straccia puntualmente le vesti, ma si guarda bene dal tirare le conclusioni. Ci vorrà per forza qualcuno a dire che "il re è nudo"? E che non basterà dire "basta"?

https://lanuovabq.it/it/nuova-sinodalita-crescono-gli-appelli-al-papa-per-dire-basta

 

Breve supplemento: fa un po' ridere che Scola (ricordate? a marzo 2013 circolò la notizia che fosse stato eletto Papa col nome di... Leone XIV) lamenti che "l'eccessiva sottolineatura" sulla sinodalità trasformi la Chiesa in un Parlamento.

Ma, caro Scola, faccia emergere il suo passato ciellino e proclami apertamente: la sinodalità è una cagata pazzesca (92 minuti di applausi). Non è che ora, fiutando un po' tutti la possibilità che Prevost esca di scena, provate timidamente a rifarvi una verginità:

https://www.sabinopaciolla.com/il-cardinale-scola-avverte-che-la-sinodalita-rischia-di-trasformarsi-in-un-parlamento/ 


Ohibò, quel biglietto aereo costa undicimila euro a cranio - bisogna pur spennarli, i giornalisti... O forse è perché la Segreteria di Stato non sta sganciando neanche un centesimo per i viaggi "apostolici"?

https://www.mediafighter.com/quanto-costa-raccontare-il-papa/ 


(Articolo del 2014, tanto per ricordare che se ne parlò fin da subito)

Nella Declaratio di Benedetto XVI di febbraio 2013, «l'incarico (munus) viene distinto dalla sua amministrazione [ministerium]... al munus affidatogli non ha inteso rinunciare»:

...due sono i dati che emergono dalla declaratio: in primo luogo il mancato richiamo al can. 332 § 2; in secondo luogo la scelta di un lessico differrente tanto dalla norma Quoniam alicui di Bonifacio VIII che parla di rinuncia al papato (renuntiare papatui), quanto dal dettato codiciale che disciplina invece la renuntiatio muneri. La declaratio infatti afferma la renuntiatio ministerio. La novità della formula di Benedetto XVI può essere colta in tutta la sua portata ricostruendo le articolazioni argomentative del testo.

Dopo aver richiamato il primato della coscienza, Benedetto XVI afferma: «le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino» (37). La consapevolezza della coscienza riguarda la sopravvenuta inidoneità ad amministrare rettamente l’incarico (munus) petrino. Attraverso questa formulazione (vires meas... non iam aptas esse ad munus Petrinum aeque administrandum), l’incarico (munus) viene distinto dalla sua amministrazione. Le forze gli appaiono inidonee all’amministazione del munus, non al munus stesso. [...]

Presa consapevolezza che le sue forze non erano più idonee all’amministrazione del munus affidatogli, con atto libero Benedetto XVI ha esercitato la pienezza del potere privandosi di tutte le potestà inerenti il suo ufficio, per il bene della Chiesa, senza però abbandonare il servizio alla Chiesa; questo continua mediante l’esercizio della dimensione più eminentemente spirituale inerente al munus affidatogli, al quale non ha inteso rinunciare.

https://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350913.html