lunedì 16 marzo 2026

Zuppi alla Cena Islamica, e un paio di promemoria relativi alla FSSPX

Citazione:

Il cardinale Matteo Zuppi ha espresso preoccupazione per la mancanza di iscrizioni al catechismo mentre prendeva parte a un evento pubblico del Ramadan in città. [...]

«Grazie, salam alaikum», ha detto Zuppi durante la cena islamica. «Credo che questo incontro è davvero quello dei credenti. Essere credenti significa essere fratelli». notiamo la mise del cardinale della Sant’Egidio, detto a suo tempo come papabile, presentatosi con un cappottino che lo fa sembrare un anziano qualsiasi dei giardini Margherita.

https://www.renovatio21.com/il-cardinale-zuppi-va-allevento-del-ramadan-poi-si-preoccupa-per-le-zero-iscrizioni-al-catechismo-e-la-mancanza-di-famiglie-cattoliche/

 

Aprile 2025: alcuni cattolici perplessi scrissero al don Pagliarani:

...con sommo dispiacere siamo venuti a conoscenza dai vari siti internet della Fraternità e dalle omelie nelle cappelle, dei Comunicati relativi alla celebrazione di Sante Messe pubbliche nei Priorati in suffragio di Francesco I.

Con tutto il rispetto “et debita reverentia” per la sua dignità sacerdotale, la cosa ci appare non solo fuorviante, ma vergognosa e contro il Diritto della Chiesa, infatti, il Can. 1240 del Codice di Diritto Canonico del 1917 proibisce la sepoltura ecclesiastica ai pubblici peccatori, e il Can. 1241 proibisce Messe pubbliche per chi è stato privato della sepoltura ecclesiastica se non faranno pubblica ammenda dei loro peccati.

[...] Se qualche vescovo o sacerdote prima del Vaticano II avesse posto in essere le azioni e gli scritti di Francesco I non sarebbe stato considerato, come minimo, pubblico peccatore se non addirittura eretico e/o apostata e colpito da sanzioni canoniche?

[...] In realtà appare evidente, ci scusiamo se sbagliamo, che ormai i componenti della classe dirigente della Fraternità San Pio X si siano allontanati da quanto insegnato da Mons. Marcel Lefebvre e non abbiano capito o forse non vogliano capire quale sia il modernismo della “gerarchia della chiesa conciliare” infatti secondo i Superiori di Menzingen pare che questi, parafrasando una frase del Partito Comunista Italiano degli anni '70 siano, i compagni che sbagliano, non terroristi; nel caso in specie, i modernisti conciliari sarebbero di conseguenza i fratelli che sbagliano, quindi non eretici, apostati e nemici della Verità rivelata.

I dardi sono rivolti, piuttosto, contro i tradizionalisti non “allineati e coperti” alle direttive dei Superiori della Fraternità o che la pensano diversamente in merito all’autorità.
http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV6742_Gruppo_di_fedeli_lettera_aperta_a_Don_Pagliarani.html

 

A chi volesse farsi espellere dalla FSSPX conviene più documentare caritatevolmente i fatti, che convertirsi al modernismo. Citazione dell'abstract:

Nella Fraternità San Pio X si è passati progressivamente dall’idea secondo cui la sua irregolarità canonica è un’ingiustizia che si è subita, un male da tollerare in circostanze straordinarie ma da regolarizzare se ce n’è la possibilità, a quella secondo cui sarebbe invece quasi un bene da desiderare, una condizione privilegiata voluta dalla Provvidenza che ci si dovrebbe guardar bene dal perdere, anche laddove la Santa Sede le propone di riconoscerla “così come è”. Si tratta senz’altro di un problema di vecchia data: questo spirito, infatti, era già prima abbastanza diffuso tra i suoi membri e alcuni dei suoi superiori maggiori. Tuttavia, fino al Capitolo generale del 2018, non aveva influenzato in modo così profondo i suoi vertici più alti. Il Capitolo del 2018 rappresenta quindi, sotto questo profilo, una svolta.

Il rifiuto di una regolarizzazione canonica anche di fronte a proposte della Santa Sede che non contengono nulla che pregiudicherebbe l’identità della Fraternità potrebbe porre ai suoi membri un vero problema di coscienza. È, infatti, legittimo domandarsi se si può ancora considerare lecito un apostolato esercitato al di fuori della regolarità canonica, se viene offerta la possibilità di esercitare questo stesso apostolato, senza alcun compromesso, all’interno di un quadro giuridico normale, che viene rifiutato unicamente in nome di una mancanza di fiducia nei confronti delle attuali autorità della Chiesa e per il fatto che queste continuano a fare proprio lo spirito delle riforme del Concilio Vaticano II.

Un’analisi spassionata e oggettiva dell’evoluzione degli ultimi decenni – in particolare nell’approccio della gerarchie della Chiesa verso i tradizionalisti da una parte, e nelle reazioni alla crisi dall’altra – porta a concludere che l’ottenimento di tale quadro giuridico regolare che preservi l’identità della Fraternità è oggi possibile.
 Il problema più grave con il quale la Fraternità si trova oggi a confrontarsi non è,  tuttavia, la sua irregolarità canonica in quanto tale – discernere la tempistica e le modalità più appropriate per una regolarizzazione rientra, infatti, nella legittima sfera di competenze del suo Superiore generale – ma piuttosto le conseguenze che ha causato l’eccessivo prolungamento nel tempo di questo stato irregolare, in particolare quella dell’autoreferenzialità e dell’esclusivismo, vale a dire la tendenza ad atteggiarsi come se solo la Fraternità possedesse il deposito della Tradizione; ad esprimere dei giudizi quasi sempre negativi su coloro che operano per il bene della Chiesa ma nella regolarità canonica e con un bagaglio argomentativo e dei giudizi parzialmente diversi da quelli della Fraternità; a proibire la communicatio in sacris ed evitare ogni contatto con loro, spingendo i fedeli a fare altrettanto. Questa tendenza è molto pericolosa e, secondo le parole di mons. Fellay e di don Pfluger e don Nély (cioè i membri del Consiglio generale degli anni 2006-2018), «in futuro condurrà logicamente ad un vero scisma».

Questi problemi nella Fraternità non sono certo cominciati nel 2018. Anzi, per quanto riguarda la “base” della Fraternità, si potrebbe perfino dire che dopo il Capitolo non è cambiato quasi nulla. Ma c’è, invece, una differenza essenziale ai vertici, cioè tra il Consiglio generale eletto nel 2018 e quelli dei decenni precedenti (soprattutto quello degli anni 2006-2018): mentre questi ultimi mettevano in guardia dal pericolo dell’autoreferenzialità e rifiutavano una proposta di regolarizzazione solo nella misura in cui ritenevano contenesse delle condizioni che avrebbero reso impossibile la sopravvivenza della Fraternità, i superiori attuali, invece, considerano l’idea stessa di fare «l’esperienza della Tradizione in mezzo a tutte le esperienze che si fanno attualmente» (mons. Lefebvre), prima che Roma sia ritornata alla “Tradizione integrale”, come un male e una cosa pericolosa.
https://www.internetica.it/don-citati-FSSPX.pdf