1) sono le ambiguità a rendere possibile la "pastorale", ossia i danni.
Per non dimenticare:
nel 2020 il solo ascolto dei telegiornali
indusse la gerarchia conciliare ad imporci
l'inaudita Astinenza Eucaristica Forzata
Se l'autorità comanda l'errore, ubbidire equivale a rendersi complici, come ci spiegò anche l'Aquinate.
Il punto è che il vaticansecondismo è consistito sempre nel comandare ambiguità facilmente reinterpretabili, e di "punire" in altri modi (nomine e incarichi). Persino la dichiarazione di Abu Dhabi può essere difesa dicendo "beh, ma tratta della volontà permissiva di Dio, che avevate capito?".
A causa di tali ambiguità, cioè in assenza di una vera e propria e riconoscibile "pistola fumante", la gran maggioranza di clero e vescovi donabbondiescamente non ha trovato motivo di opporsi, e nel frattempo la Chiesa viene rivoltata come un calzino per tramite della "pastorale", ivi inclusi certi scivoloni che è arduo giudicare incolpevoli.
Un esempio piuttosto grave è quando Paolo VI in un discorso del 23 giugno 1964 diede ad intendere che della contraccezione era lecito dibattere, che era "allo studio". Quattro anni dopo, il 25 luglio 1968, promulgò la Humanae Vitae.
Risultato: tutti quelli che erano stati entusiasticamente "aperti al dibattito", sentendosi traditi e umiliati, virarono in direzione opposta all'Humanae Vitae. Nel 1964, infatti, si erano sentiti dire:
«Bisognerà guardare attentamente in faccia a questo sviluppo sia teorico che pratico della questione. Ed è ciò che la Chiesa sta appunto facendo. La questione è allo studio, quando più largo e profondo possibile, cioè quanto più grave ed onesto dev’essere in materia di tanto rilievo.Insomma, nessuna "pistola fumante", ma un linguaggio tale da creare aspettative: l'annuncio della possibilità di modifiche. "È allo studio": chi non si sarebbe aspettato che lo studio producesse almeno qualche aperturina?
È allo studio, diciamo, che speriamo presto concludere con la collaborazione di molti ed insigni studiosi. Ne daremo pertanto presto le conclusioni nella forma che sarà ritenuta più adeguata all’oggetto trattato e allo scopo da conseguire. Ma diciamo intanto francamente che non abbiamo finora motivo sufficiente per ritenere superate e perciò non obbliganti le norme date da Papa Pio XII a tale riguardo; esse devono perciò ritenersi valide, almeno finché non Ci sentiamo in coscienza obbligati a modificarle».
In quegli anni nelle riviste destinate al pubblico femminile esimi teologi si affannavano a ripetere gli stessi concetti, con quello stesso linguaggio ampolloso, tale da indurre le lettrici a pensare: "presto si potrà trombare senza rischi, finalmente la Chiesa sta per consentire". Proprio quelle stesse riviste che già da molti anni tra "racconti" e "fotoromanzi" sdoganavano l'idea che fosse normale infischiarsene della castità prematrimoniale e della fedeltà coniugale (proprio come le autrici di tali "romanzi rosa").
2) Il/la ghostwriter di mons. Viganò aveva fretta?
In tutta onestà, quasi non mi sembra un commento di Viganò, perché non è intelligente come i suoi precedenti interventi. Sarà stata la fretta?
Anzitutto il fatto che non abbia colto fra le righe che l'udienza richiesta a Leone XIV ad agosto scorso dalla lettera del Pagliarani non c'è stata (è un dato significativo che meriterebbe un commento a parte). E che quindi la seconda lettera abbia avuto (prevedibilmente) il niet ufficiale a firma di un imprecisato esponente della "Santa Sede" (el Tucho?). E questo niet (o rinvio senza data), a Menzingen, era fin troppo facilmente prevedibile.
Inoltre, la "decisione" della FSSPX di ordinare nuovi vescovi non dimostra una "impossibilità di dialogo" con la Santa Sede; al massimo si può dire che suggella tale "impossibilità". Infatti la Santa Sede - con o senza inquinamenti vaticansecondisti - non è tenuta a prender troppo in considerazione i desiderata dei sudditi.
Tale "impossibilità" deriva dall'espresso desiderio di Lefebvre che la Fraternità dovesse assolutamente avere dei vescovi. Non entriamo qui nel merito: prendiamo solo atto che era suo desiderio che dovesse assolutamente avere. Dunque qualche altra aggregazione ecclesiale, sulla scorta di un'ipotetica concessione di vescovi alla FSSPX, potrebbe reclamare lo stesso trattamento: "ehi, anche a noi servono dei vescovi". Per cui c'era da aspettarselo che la Santa Sede non assecondasse le richieste (con o senza vaticansecondismi di contorno).
Quindi c'è quel menzionare il sinodalismo per contrapporlo alla "sicura ortodossia". Ortodossia che per la Santa Sede non sarebbe tale (esempio famoso: "incompleta e contraddittoria nozione di Tradizione") e che perciò non meriterebbe diritti, e ancor meno meritare nuovi vescovi.
Mi lascia perplesso anche quella considerazione: "l'unica soluzione è appellarsi allo stato di necessità". Soluzione a quale problema? Ad un problema intrinseco della Fraternità: "deve" procurarsi vescovi. Come mai è stato adoperato il termine "appellarsi"? Sembra quasi un "useremo questa scusa". C'è differenza fra il dire "Lefebvre, in stato di necessità, ordinò..." e il dire "Lefebvre, appellandosi allo stato di necessità...". E ricordiamo qui che Lefebvre era cosciente che nel giro di alcuni decenni si sarebbe ripresentato il problema di dotarsi di altri vescovi.
"Nulla è cambiato rispetto al 1988": invece ce ne sono stati, di cambiamenti e novità. Ricordate quando nella Fraternità vigeva la moda "accordista"? Ricordate quando Bergoglio concesse di confessare e benedir matrimoni? (E secondo voi lo fece per amore della Sicura Ortodossia?) Ricordate la remissione delle scomuniche, motivata da Benedetto XVI col fatto che erano passati troppi anni? Ricordate l'espulsione dalla FSSPX del vescovo Williamson per mere questioni di politica interna?
Allora, più esattamente, occorreva dire che è solo "l'esigenza di procacciarsi vescovi" a non essere cambiata rispetto al 1988.
Anche Williamson si trovò in stato di necessità. E pure i vescovi da lui ordinati, per il bene delle anime, si ritroveranno a dover "garantire la Successione Apostolica". E lo stesso Viganò potrebbe magari trovarsi in condizione di dover "garantire".
Quella conclusione - "pieno sostegno" - è insomma un atto di cortesia.
Pregherei tifoserie e lettori distratti di accorgersi che ho espresso delle considerazioni sul tweet attribuito a Viganò, non sul merito della "decisione della FSSPX" (sempre che nei prossimi cinque mesi gli avvenimenti non prendano una diversa piega).
3) ennesimo promemoria sui fatti (a margine di un articolo de La Nuova Bussola Quotidiana)
La questione delle annunciate ordinazioni del 1° luglio sta scatenando tifoserie.
Eppure, al netto delle tifoserie, si può e si deve prendere atto di alcuni punti, piacciano o no piacciano.
Il primo punto da tener presente è che se la FSSPX ha "iniziato" con le ordinazioni, essendo immutate le circostanze dopo 38 anni, è del tutto ovvio che avrebbe in futuro proseguito con nuove ordinazioni, visto che l'unico compromesso realmente accettabile è "Roma si converte" e tale conversione non sembrava probabile né in epoca ratzingeriana, né in quella bergogliona, né fino ad oggi.
Cioè, ancor prima di stabilire se siano lecite o illecite, la prima cosa che si nota è che se la FSSPX ha "iniziato" con le ordinazioni, è ovvio che avrebbe "proseguito" con nuove ordinazioni. Chi desidererebbe sospenderle cosa ha da offrire in cambio? El Tucho cosa aveva da offrire, a parte le prevedibili e pubbliche minacce ed un percorso fumoso e incerto riguardo ad un minimo comun denominatore?
Dunque anche in un futuro più lontano, dopo il prossimo 1° luglio, c'è da aspettarsi che procederanno a ulteriori ordinazioni nel momento in cui i vertici della FSSPX le riterranno necessarie.
Il secondo punto da tener presente è che stando a ciò che pubblica, anche una "mosca cocchiera" come LNBQ dovrebbe avere ben presente la deriva vaticansecondista. Potrebbero benissimo mettersi nei panni di un qualsiasi fedele della FSSPX e chiedersi: "OK, ma allora realisticamente cosa succederebbe se rinunziassimo a quelle ordinazioni?" E considerare onestamente i possibili scenari successivi, dall'improbabile "Roma si converte", o al fin troppo verificato (mal)trattamento delle altre realtà tradizionali.
Il tutto alla luce dei tristi e rapidi declini della Ecclesia Dei e del Summorum Pontificum, più il frettoloso risvegliarsi della Santa Sede quando le ordinazioni sono state pubblicamente annunciate.
Il terzo punto da tener presente è che la FSSPX non detiene l'Esclusiva™ della Tradizione®. Nulla togliendo ai meriti della FSSPX, chi confonde la Fraternità con la Tradizione sta rendendo un pessimo servizio alla Tradizione, sta riducendo il tutto a tifoseria, a consistenza numerica, cioè ad un "lasciateci nella nostra riserva indiana, anzi, mandateci altri clienti". Nei sacri palazzi bramano di ridurre la Tradizione ad un "problema gestibile", cioè ad una riserva indiana (da comprimere lentamente e senza dare nell'occhio), misurabile, e possibilmente trattabile col metodo del bastone e della carota.
Chi come il sottoscritto si guarderà bene dall'andare ad Ecône non è accusabile di essere contro la FSSPX, tanto meno di essere uno "spezzettatore" delle realtà tradizionaliste.
Intanto Leone XIV sa bene che la corda è già fin troppo tesa.