mercoledì 25 aprile 2012

come distruggere il celibato sacerdotale

Come distruggere il celibato sacerdotale

Prima fase: "creazione delle basi teoriche". La dignità sacerdotale viene ridotta da "alter Christus" ad "anzitutto ministro della Parola di Dio" (Concilio Vaticano II, Pastores dabo vobis, n. 26)

Seconda fase: "svalutazione del diaconato", introducendo (quando non era né necessario né utile) il "diaconato permanente", acquisibile anche da uomini sposati, guadagnabile con studi teologici alquanto approssimativi.

Terza fase: "inquinamento del sacerdozio". Campagne ideologiche contro il celibato (chi se lo sposerebbe un vecchio parroco cinquantenne? quanti preti aitanti e virili e vogliosi di sposarsi esistono oggi? sposarsi, dico, non semplicemente fare sesso secondo natura); e poi, recupero di "preti sposati" provenienti dall'anglicanesimo, riduzione del ministero sacerdotale a incarico di parroco, eccetera.

Quarta fase: "presentazione della rivoluzione come inevitabile esito". Siccome ora non ci sono più vocazioni al celibato, e siccome i vescovi hanno la sentita urgenza di dover "coprire le parrocchie", si deve "per forza" procedere all'ordinazione sacerdotale degli sposati (cominciando probabilmente dal "parco diaconi permanenti", che non vedono l'ora). Senza contare che sono a portata di mano pure quegli oltre 100.000 "preti sposati" che hanno dovuto lasciare il ministero (un numero considerevole, visto che nel mondo i preti sono poco più di 400.000).

La riflessione prosegue sul blog Chiesa e postconcilio:

http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2012/04/mariti-preti-sv-preti-sposati.html

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