lunedì 3 marzo 2014

Bergoglio plaude all'asineria di Kasper: teologia cattolica messa in ginocchio

Oltre al Catechismo, c'è un'altra cosa che quell'asino di Kasper non ha tenuto in debita considerazione: il fatto che a creare questa galassia di matrimoni "nulli" o "in crisi" e di "divorziati risposati" è stata la pluridecennale accondiscendenza dei preti postconciliari, che hanno spessissimo benedetto "nozze" di sposi poco coscienti del significato e dei fini del sacramento del matrimonio, e dei vescovi vaticansecondisti, che hanno massacrato i preti che "scandalizzavano" i fedeli rifiutando di unire in matrimonio i campioni della faciloneria (cioè praticamente quasi tutti gli aspiranti sposi).

Anziché curare il male (cioè riproporre il sacramento del matrimonio per quello che è e osservare che lo scandalo conseguente dipende solo dall'aver chiuso non uno ma due occhi per mezzo secolo), i cattomodernisti vogliono curare i sintomi, brutalizzando non solo il sacramento del matrimonio ma anche quello dell'Eucarestia. Il che è naturale, visto che per loro conta più l'apparenza televisiva che la verità cattolica. Per loro conta solo il plauso dell'aver "pastoralmente" risolto un problema, poco importa averne creato uno cento volte più grosso, l'importante è raccogliere il plauso oggi.

Un sacerdote di queste parti mi confidava: l'ultima volta che ho avuto da ridire sulle risposte al processetto matrimoniale il vescovo mi ha convocato immediatamente per farmi una reprimenda pazzesca dicendo che io non dovevo essere così "rigorista"; da allora, se proprio non ho modo di scaricare la patata bollente su un altro prete, li sposo anche se sono due emerite capre, perché non ho altra alternativa...

Insomma, è il solito Concilio Pastorale Vaticano II che non cessa di danneggiare la Chiesa istituendo, al di sopra delle pure e semplici verità di fede, le esigenze "pastorali" del momento, dove "pastorale" significa far sembrare che tutto vada bene, madama la marchesa, come se la Chiesa fosse un'azienda fornitrice di servizi religiosi che deve trovar modo di accontentare i clienti anche quando i clienti chiedono qualcosa di contrario allo statuto.

Il che è una vera asineria, anche se un assonnato gesuita la applaude:


http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350729

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