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| La Chiesa di Oggi: il Sinodo sulla Sinodalità |
Dicembre 2023: quando la De Mari era convinta che Bergoglio non fosse papa:
https://www.silvanademaricommunity.it/2023/12/11/ce-un-solo-papa-sua-santita-benedetto-xvi-2/
Si può frequentare la Novus Ordo?
https://www.donleonardomariapompei.it/blog/si-puo-frequentare-la-messa-di-paolo-vi-novus-ordo
Il commento di mons.Viganò del 30 novembre 2024 è misteriosamente sparito dal sito ExsurgeDomine, ma era stato riproposto già da diversi altri siti web. Qualche citazione:
Non dimentichiamo che un eminente Prelato ha confidato a conoscenti che ciò a cui aveva personalmente assistito in Conclave poteva pregiudicare la validità dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio. Anche in questo caso, incomprensibilmente, il bene della Chiesa e la salvezza delle anime sono stati messi da parte, in nome di una farisaica osservanza del segreto pontificio, forse non del tutto scevra da ricatti e minacce.Vi è un’evidente contraddizione tra lo scopo che Benedetto si prefiggeva (cioè: rinunciare al Papato) e il mezzo che egli ha scelto per farlo (basato sull’invenzione del Papato emerito). Questa contraddizione, in cui soggettivamente Benedetto si è dimesso ma oggettivamente ha prodotto un monstrum canonico, costituisce un atto così sovversivo da rendere nulla e invalida la Rinunzia. A suo tempo questa contraddizione dovrà essere sanata da un pronunciamento autoritativo, ma rimane il fatto ineludibile che la forma in cui è stata posta la Rinunzia non toglie le successive irregolarità che hanno portato Bergoglio ad usurpare il Soglio di Pietro con la complicità della deep church e del deep state. Né è possibile pensare che la Rinunzia non debba essere letta alla luce del piano eversivo che mirava ad estromettere Benedetto XVI per sostituirlo con un emissario dell’élite globalista.
https://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2024/11/il-papato-scomposto-emeritus-munus.html
A parlare è infatti lo stesso istituto che, appena dieci giorni prima, per mano del proprio Superiore generale, aveva definito le medesime sanzioni «oggettivamente ingiuste e invalide».
Chi ritiene un atto invalido non ne chiede la rettifica: ne constata il nulla. Chi invece deposita una remonstratio riconosce, per ciò stesso, che l’atto esiste, produce effetti e promana da un’autorità competente a revocarlo. Le due posizioni non possono stare insieme, e il fatto che Menzingen le sostenga entrambe, a distanza di una settimana, dice molto sulla natura reale di questa mossa.
È lo stesso copione già visto con figure come padre Giorgio Maria Farè: prima si nega che l’autorità abbia il potere di sanzionare, poi si presenta ricorso proprio davanti a quella medesima autorità. Una contraddizione tanto evidente quanto rivelatrice. È il tratto ricorrente di ambienti che contestano le istituzioni ecclesiastiche quando ne subiscono le decisioni, ma tornano immediatamente a riconoscerle quando sperano di ottenere un risultato favorevole.
In questi mesi la Fraternità San Pio X ha portato questa logica fino alle sue conseguenze più grottesche, alimentando una comunicazione aggressiva e incessante, costruita per restare al centro dell’attenzione. A Ecône hanno compreso che lo scontro con Roma garantisce visibilità: per giorni la Fraternità ha occupato le prime pagine della stampa internazionale, ottenendo nuova attenzione, nuovi aderenti e, ovviamente, nuove donazioni. Ora che i riflettori si sono spenti, moltiplica comunicati, provocazioni e contraddizioni nel tentativo di riaccenderli. Più che una battaglia dottrinale, ormai, sembra una strategia di sopravvivenza mediatica.
Per la serie: "ma chi gli ha dato la patente di vescovo?" - ecco cosa succede a credere nel Concilio Pastorale Vaticano II:
Era lo stesso vescovo che aveva autorizzato una mostra blasfema due anni fa e aveva imposto che la mostra rimanesse aperta:

