sabato 8 aprile 2017

note a margine - Familia Christi

Ho incontrato a Roma l'opera Familia Christi un po' di anni fa, quando erano ancora un gruppetto giovanile - che sarebbe rimasto ecclesialmente irrilevante fino alle calende greche, visto che il sacerdote che guidava il gruppo celebrava per loro la liturgia tridentina (fumo negli occhi per il clero romano ancor più che nel resto del mondo) anche se professavano il deprecabile biritualismo (meglio noto come schizofrenia liturgica).

La devozione al loro fondatore (tale don Canovai) e ai primi generosi benefattori sapeva un po' di plastica e pareva un modo per proclamare un'identità - un po' come quando incontri un neo-ciellino e ti becchi subito una copiosa predica sorridente in cui ogni tre parole c'è il nome di don Giussani. Mi impressionò pure un certo bizzarro moralismo (per esempio tentando di fare una semplice domanda le ragazze del gruppo erano più evasive di un'anguilla, manco fossi un notorio maniaco sessuale), ma quel che mi colpì di più fu l'alone di segretezza e di impenetrabilità, tipico dei gruppetti un po' troppo autoreferenziali, che andava oltre la sacrosanta discrezione necessaria a chi è marchiato a vita con l'etichetta di tradizionalista. Se qualcuno avesse voluto conoscerli meglio, non avrebbe avuto altra scelta che frequentarli per un interminabile periodo restando sempre silenzioso in un angolino in attesa che il gran consiglio degli eletti decidesse di rivolgergli la parola solenne.

La Familia negli anni successivi è cresciuta - e spero anche cambiata rispetto ai rilievi sopracitati. Qualche suo giovane ha avvertito la vocazione al sacerdozio (inevitabile quando c'è di mezzo una regolare frequentazione della Messa tridentina), vedendosi puntualmente schifare dai seminari nonostante la solenne professione di fede nel neodogma conciliare, per infine vedersi accogliere dall'unico vescovo italiano Amico™ della Tradizione all'epoca ancora dotato di diocesi, Luigi Negri (Amico peraltro a fasi lunari alterne, che un giorno dovrà rispondere delle vocazioni che ha voluto ignorare e degli analfabeti funzionali che ha ordinato al sacerdozio). In pochi anni la Familia - seguendo Negri dal Montefeltro a Ferrara - ha raggiunto l'ambìto privilegio del riconoscimento canonico come Fraternità Sacerdotale a settembre 2016 e l'affidamento di una parrocchia poche settimane dopo, pochi mesi prima che Negri venisse posto in pensione per limiti d'età e succeduto da un vescovo Amico™ degli Immigrati.

Senza dubbio ci si può rallegrare per la costituzione in extremis di tale Fraternità con il notevole risultato che a Ferrara, tra pochi giorni, si potrà partecipare al Triduo Pasquale in forma tradizionale (impensabile in tante altre diocesi che pure hanno regolari liturgie Vetus Ordo). Ci si rallegrerà decisamente meno per la tortura cui sono sottoposti i sacerdoti della Fraternità, costretti a proclamare continuamente la loro fedeltà al Vaticano II e alla liturgia Novus Ordo (non ci si illuda che ai fini del riconoscimento diocesano e per la pax diocesana non abbiano dovuto continuamente esibire tambureggiante entusiasmo per le novità postconciliare, Negri o non Negri), tanto più che il vero avversario della Messa tridentina è proprio il biritualismo.




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