martedì 18 agosto 2015

contrordine, confratelli: internet e i social network sono utili all'evangelizzazione...

Forse sono diventato vecchio. Ai miei tempi (una quindicina d'anni fa) telefonini e internet erano pressappoco il demonio. Se un seminarista diceva "su internet ho letto che", il rettore lo scrutava come se avesse detto: "faccio outing, sono un brigatista conclamato"; se invece adoperava il telefonino per segnalare alle 22 un grave guasto del cancello dell'Istituto di Scienze Religiose, si beccava un chilometrico cazziatone dal vescovo (erano i tempi in cui il possesso di un cellulare era "sconsigliato", cioè era proibito).

Come per il comunismo, l'ecologismo e altre mode, quando qualcosa passa di moda l'establishment ecclesiale la "riscopre". Così il Twitter e il Whatsapp passano da ignominiosa "perdita di tempo" a meritevole "creare comunione":
Nella rete sociale, si possono condividere i propri valori o la propria esperienza legata alla fede. Tante volte, lo scopo del twitter o del wathsapp è condividere un’emozione, un successo, un’esperienza positiva. Tutto ciò ha il merito di creare comunione. Possiamo dire che le reti sociali sono un’opportunità per tradurre concretamente la dimensione comunionale del cristianesimo...
Il resto è nella relazione di un convegno a cura della Congregazione per il Clero:



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