sabato 29 agosto 2015

...al centro del commercio dell'ecstasy

Citazione:
Più recentemente, sono stati gli stessi giornali israeliani ad ammettere le proporzioni del fenomeno: «Gli Israeliani sono al centro del commercio dell’ecstasy» scrisse il 1 novembre 2009 Haaretz analizzando un documento dello U.S. State Department. «Negli anni recenti, il crimine organizzato israeliano, con qualche legame presso le organizzazioni criminali della Russia, ha preso controllo della distribuzione della droga in Europa, secondo un documento del Bureau for International Narcotics and Law Enforcement Affairs». Lo stesso documento mostra pure come «gruppi criminali israeliani abbiano le mani sulla distribuzione di ecstasy in Nordamerica».

Negli anni 2000 infatti, almeno «l’80% dell’ecstasy sequestrata in Nordamerica proveniva dall’Olanda, che è il più grande centro di produzione, assieme al Belgio e alla Polonia. Il Dipartimento di Stato [americano, ndr] è certo che le organizzazioni israeliane sono legate ai laboratori in Olanda e sono responsabili della distribuzione mondiale».

Nel dicembre 2010 emergono interessanti informazioni da Wikileaks. In un cablogramma per Washington redatto dall’ambasciatore a Tel Aviv James Cunningham, è visibile tutta la frustrazione degli americani verso polizia e giudici israeliani «incapaci nei confronti del crimine organizzato», che ha «salde radici in Israele, ma in questi anni ha visto un forte incremento in commerci lucrosi come la droga e la prostituzione». Il titolo del cablo – «Israele: una terra promessa del crimine organizzato?» – di per sé fa capire che l’ambasciatore è molto spazientito: «il crimine organizzato in Israele ha ora una porta globale, con un impatto diretto fin dentro gli Stati Uniti». Il Jerusalem Post si chiese se tanta conoscenza del mondo criminale israeliano fosse insufflata al diplomatico da elementi dell’FBI presenti all’ambasciata. L’ambasciatore infatti si spinge a chiedersi fino a che punto la politica, la polizia, e le varie amministrazioni israeliane siano infiltrate dalla mafia. Cita il caso Segev, poi ricorda l’elezione alla Knesset (2003) tra le fila del Likud di Inbal Gavrieli, figlia di un boss che tentò di sfruttare l’immunità parlamentare per bloccare le indagini sul padre.
(citazione tratta da: http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=319483&Itemid=143 )


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